All’inizio dell’autoconoscenza dobbiamo imparare ad osservarci senza pretendere nessun cambiamento e comporta riuscire a vedere come l’identificazione funziona nel corpo/mente, come lo scoordinamento della nostra personalità si attiva costantemente ora con un pensiero (o personaggio) e ora con un’altro che prende il suo posto.. e come questo determini una perdita di energia conseguente.
Col tempo, continuando con l’osservazione cominceremo a capire che l’osservazione è un metodo diretto in grado di trasformare e di risvegliare l’Essenza che dorme.
Così anche il nostro modo di osservarci deve per forza cambiare: anzichè osservare le singole funzioni si deve osservare in simultanea tutto ciò che appare.
Occorre imparare a veder anche gli aspetti illusori che ci siamo creati del Sè .. ma si osserva l’esterno, l’identificazione degli altri e non la propria, perchè si è in grado di stare in sella dell’ego con la sola osservazione.. e questo porta come “conseguenza naturale”, una scarsa sincerità con se stessi.
In questa fase da ciò ci s’identifica con tutto quello che si fa (pratica o meditazione), si dice (parole di qualche illustre maestro) e si pensa (la nuova visione dell’unità).. ovvero in una parola ci s’identifica con la parola “spiritualità” ..ma non con la propria materia spirituale, ancora esclusivamente con quella degli altri, dei maestri in primo luogo; ci si identifica con pensieri altrui che si comprendono ma ancora con l’intelletto.. in più sbiadiscono alcuni aspetti ” troppo umani” e su queste nuove basi si costruisce il proprio tesoro, la propria ricerca che talvolta si arresta e dopo qualche anno non trova più sostanza nuova da ingerire.
Sarebbe utile fare un coraggioso censimento delle identificazioni spirituali.. perchè in questo processo s’innesca un freno vero e proprio nel Cammino.
A taluni accade un’ossessione verso certi aspetti teorici che non sono insegnati nel proprio sentiero ..e lotterà con tutti i mezzi per affermare questi disconoscimenti , in più combatterà ogni insegnamento che potrebbe mettere in luce questa “ossessione”.
La lotta degli “io” spirituali è innescata e focosa: il ricercatore quasi certamente a questo stadio si identificherà anche con la sola immagine che gli altri hanno di lui, sarà un bravo comunicatore, non avrà mai una parola cattiva verso gli altri, ma lotterà contro il giudizio altrui.
Solo la morte iniziatica porta fine alle “virtù” dell’ego.. dei gruppi di “io”.. e porrà fine ad ogni identificazione, mettendo a tacere i piccoli “io” confusi e caotici in grado di prendere posizioni differenti di volta in volta.
E’ molto difficile oltrepassare tutto, perchè implica la capacità di vedere se stessi e gli altri non secondo le proiezioni dei desideri soggettivi, ma secondo quello che gli altri Sono, con vizi e virtù al seguito.. e sentirli parte di se stessi, senza bisogno di manifestarlo ovunque, per rafforzare l’ “idea” esteriore dell’Amore..
Amore, questo – in fin dei conti – sconosciuto.










