IL GUARITORE INTERIORE

Meditazione e Ricerca Interiore

Asana, tecniche, discipline, meditazioni o mantra non potranno condurre ad una dimensione di totale sensibilità, all’Amore.. per un semplice fatto, perché ogni metodo usato ha origine da una mente condizionata e perché stanno in pratica producendo un piacere.. e nel produrre un piacere proiettano una meta, un fine.. creando un circolo vizioso.
L’Amore di cui parlo è la negazione totale del piacere, dell’ego. Nessun gioco o mercato o auto appagamento lo può avvicinare..
E’ insensato pensare che una mente condizionata e ristretta possa raggiungere uno stato di espansione. Chi si espande è l’ego, non la coscienza.. Si potrà chiaramente capire perché è così difficile mantenere uno stato di risveglio tale da poter ottenere una totale esperienza e trasformazione.

Meditando..

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La meditazione profonda deve portare ad un punto di Attenzione tale
dove non sarà più possibile percepire nemmeno il proprio corpo..
uno stato dove non esiste alcuna distrazione dai sensi
dove non si vedrà e sentirà più nulla..
gli organi sensoriali smetteranno la loro funzione pratica
mentre la Coscienza sarà la sola a funzionare, a Vedere..
Questo è in pratica ritirare la mente dal mondo esterno.

All’inizio il maestro è il burattinaio e il discepolo una marionetta che si crede burattinaio..
Il maestro glielo lascia credere e con l’abile mano di un attore muove ed agita la marionetta sul palcoscenico dando vita allo spettacolo.
Alla fine il discepolo comprende che il maestro è solo una Forza interiore che lo muove, una Forza che non appartiene al maestro.
Il discepolo “uccide” il maestro.

Maestro e discepolo non sono altro che due simboli di un unico processo interiore che non vuoi vedere.. e tu sordo e cieco, avendo poco o nulla da offrirti, esibisci solo un “io” alla volta ed è l’aspetto che tu chiami essere “maestro di te stesso”..

Pensieri sparsi..

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Se regalerai un gioiello sacro ad un mendicante
egli vedrà solo il valore monetario.

 

 

La pazienza lavora con il tempo. Col tempo, tutto ciò che avete vissuto, anche i momenti più difficili, possono diventare una fonte di arricchimento e di gioia. Nulla infatti accade senza una ragione: tutto ha un senso, ma sta a voi trovarlo.
Nel momento in cui provate una sofferenza, di qualunque natura essa sia, fate in modo che il vostro pensiero non rimanga fisso su quella sofferenza, legato ad essa!
Proiettatela nel futuro dicendo a voi stessi che presto avrete dimenticato ciò che ora vi fa tanto male; se invece fosse impossibile dimenticarlo, lo vedrete sotto un’altra luce.
Sapendo quanto i nostri stati interiori possano modificarsi con il tempo, si sopportano molte più cose!
Per sviluppare la pazienza, vi sono anche esercizi pratici che potete fare.
Per esempio, lavatevi le mani e poi toccatevi le orecchie tirando dolcemente i lobi verso il basso.
Ed eccovene ancora un altro: di tanto in tanto, massaggiatevi il plesso solare nel senso delle lancette di un orologio. 

(Omraam Mikhaël Aïvanhov)

All’inizio dell’autoconoscenza dobbiamo imparare ad osservarci senza pretendere nessun cambiamento e comporta riuscire a vedere come l’identificazione funziona nel corpo/mente, come lo scoordinamento della nostra personalità  si attiva costantemente ora con un pensiero (o personaggio) e ora con un’altro che prende il suo posto.. e come questo determini una perdita di energia conseguente.
Col tempo, continuando con l’osservazione cominceremo a capire che l’osservazione è un metodo diretto in grado di trasformare e di risvegliare l’Essenza che dorme.
Così anche il nostro modo di osservarci deve per forza cambiare: anzichè osservare le singole funzioni si deve osservare in simultanea tutto ciò che appare.
Occorre imparare a veder anche gli aspetti illusori che ci siamo creati del Sè ..  ma si osserva l’esterno, l’identificazione degli altri e non la propria, perchè si è in grado di stare  in sella dell’ego con la sola osservazione.. e questo porta come “conseguenza naturale”, una scarsa sincerità con se stessi.
In questa fase da ciò ci s’identifica con tutto quello che si fa (pratica o meditazione), si dice (parole di qualche illustre maestro) e si pensa (la nuova visione dell’unità).. ovvero in una parola ci s’identifica con la parola “spiritualità” ..ma non con la propria materia spirituale, ancora esclusivamente con quella degli altri, dei maestri in primo luogo; ci si  identifica con pensieri altrui che si comprendono ma ancora con l’intelletto.. in più  sbiadiscono alcuni aspetti ” troppo umani” e su queste nuove basi si costruisce il proprio tesoro, la propria ricerca che talvolta si arresta  e dopo qualche anno non trova più sostanza nuova da ingerire.
Sarebbe utile fare un coraggioso censimento delle identificazioni spirituali.. perchè in questo processo s’innesca un freno vero e proprio nel Cammino.
A taluni accade un’ossessione verso certi aspetti teorici che non sono insegnati nel proprio sentiero ..e lotterà con tutti i mezzi per affermare questi disconoscimenti , in più combatterà ogni insegnamento che potrebbe mettere in luce questa “ossessione”.
La lotta degli “io” spirituali è innescata e focosa: il ricercatore quasi certamente a questo stadio si identificherà anche con la sola immagine che gli altri hanno di lui, sarà un bravo comunicatore,  non avrà mai una parola cattiva verso gli altri, ma lotterà contro  il giudizio altrui.
Solo la  morte iniziatica porta fine alle “virtù” dell’ego.. dei gruppi di “io”.. e porrà fine ad ogni identificazione,  mettendo a tacere i piccoli “io” confusi e caotici in grado di prendere posizioni differenti di volta in volta.
E’ molto difficile oltrepassare tutto,  perchè implica la capacità di vedere se stessi e gli altri   non secondo le proiezioni dei desideri soggettivi, ma secondo quello che gli altri Sono, con vizi e virtù al seguito.. e sentirli parte di se stessi, senza bisogno di manifestarlo ovunque, per rafforzare l’ “idea” esteriore dell’Amore..
Amore, questo – in fin dei conti – sconosciuto.

In natura tutto è diverso anche se interconnesso, credo possa essere osservabile.. per esempio alcuni animali mordono, altri abbaiano, altri strisciano e altri ancora si muovono in branco, altri individualmente.
Ogni specie animale, minerale e vegetale è inserita in un determinato livello, in una determianta diversificazione, in un diverso stato di coscienza dove possiede la propria individualità, la propria umanità.. il proprio servizio se così si può chiamare.
Eppure ci ostiniamo a dichiararci uguali, a sventolare il concetto di uguaglianza.. ma solo per paura, paura della nostra diversità, individualità.
Fa paura dover ammettere la nostra diversità, affermarci diversi.. ci vuole coraggio, per comodo preferiamo restare incasellati dietro una fantasmagorica “uguaglianza”, un gruppo.. può andare bene anche un gruppo spirituale, basta sia un gruppo omogeneo, ovvero dietro un’ idea tranquilla e rassicurante che permetta di restare nella nostra mediocrità, delegando al leader carismatico di turno la possibilità di variare le nostre credenze e coscienze.
Ed è così che accade in ogni settore, dalla politica alla spiritualità.. uno stato di uguaglianza e di omologazione tra gli uomini perchè non si può amare o relazionarsi realmente con un diverso, qualunque esso sia.. fino a quando non lo si riconosce e lo si accetta per quello che è.. ovvero in qualche modo simile, uno specchio che riflette una parte nascosta di noi stessi.


Barbone1

L’abbandono

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Lasciarsi andare sperando di ottenere un rilassamento o qualche miglioramento non è un autentico lasciarsi andare.
La speranza che crea l’idea di un ottenimento è l’ostacolo all’ottenimento stesso.
Ci si lascia andare e basta: allora succede quel che deve succedere, senza l’attesa indiretta del risultato.
La pace e la serenità hanno così lo spazio per sorgere..


l'appeso 2


L’Arte di Meditare

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Avere tra le mani un solo maestro è una cosa fondamentale se vuoi intraprendere la meditazione e fare i primi passi dentro te stesso..
così avrai la possibilità d’imparare presto quello specifico linguaggio, di farlo tuo ed arrivare presto in intimità con il maestro.. cosa che, passeggiando impazientemente tra una lettura di un maestro e un altro, alla ricerca sfrenata di un risultato, indebolirai i concetti anziché espanderli e poterli comprendere prima di tutto attraverso la tua mente ancora
condizionata.


maestro shaolin

Maestro e discepolo

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All’inizio il maestro è il burattinaio e il discepolo una marionetta che si crede burattinaio.
Il maestro glielo lascia credere e con l’abile mano di un attore muove ed agita la marionetta sul palcoscenico dando vita allo spettacolo.
Alla fine il discepolo comprende che il maestro è solo una Forza interiore che lo muove, una Forza che non appartiene al maestro.
Il discepolo “uccide” il maestro.
Maestro e discepolo non sono altro che due simboli di un unico processo interiore che non vuoi vedere.. e tu, sordo e cieco, avendo poco o nulla da offrirti, esibisci solo un “io” alla volta ed è l’aspetto che tu chiami essere “maestro di te stesso”..

aquile